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La città razionalista
viale della libertà
Dal 1931, su volere di Benito Mussolini, nato a pochi chilometri di distanza, Forlì fu protagonista di uno dei più grandi cantieri edilizi in Italia, volto a dare una nuova sistemazione alla città. Nella zona fuori borgo Cotogni si sviluppò così il quartiere razionalista, che coi suoi edifici austeri e dalle linee semplificate, ancora oggi accoglie i visitatori giunti alla stazione.
I lavori furono affidati soprattutto ad architetti romani, i quali disegnarono il nuovo quartiere seguendo le linee del razionalismo di regime, così pregno della lezione di Piacentini. Ce ne se accorge osservando gli edifici, che con le loro forme nette e pulite, semplici nelle linee, richiamano le forme tipiche dell’arte romana, spogliata di tutti i decoratismi, un richiamo alla potenza dell’impero romano che ben piaceva al duce.
Di particolare interesse, anche per l’aspetto scenografico, sono le due palazzine gemelle all’ingresso di Corso della Repubblica, opera di Cesare Bazzani (1932-33); proseguendo verso la stazione si incontra l’ex-Collegio dell’Aeronautica Gil, opera di Cesare Valli (1934-41), forse la più originale dell’intero quartiere. Seguono poi l’Istituto Tecnico Industriale, la scuola elementare, e le case dedicate ai lavoratori delle ferrovie e dei postelegrafonici, oltre agli impianti sportivi e lo stadio.
Il significato simbolico che ebbe Forlì durante il ventennio creò non pochi imbarazzi nel dopoguerra, al punto che, per decenni, si preferì dimenticare questo patrimonio. Solo gli ultimi anni si è provveduto a riscoprire il quartiere razionalista, una volta venuto meno il suo significato politico e simbolico.


